OPI | Ordine delle Professioni infermieristiche Cagliari

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“È molto importante anche un vostro sorriso per i pazienti e per chi soffre”. Lo ha detto la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, incontrando la presidente e il portavoce della Fnopi Barbara Mangiacavalli e Tonino Aceti. Casellati ha ringraziato gli infermieri anche a nome di tutto il paese per la competenza professionale e la vicinanza ai malati, dimostrati soprattutto durante la pandemia: “Grazie alla vostra capacità di forte prossimità con i cittadini e i pazienti, oltre a garantire la migliore assistenza ha consentito di non lasciare solo nessuno nel momento del bisogno” ha detto.

 

La presidente del Senato ha parlato con la presidente Fnopi dei problemi della professione: carenza di organici, carenza di assistenza sul territorio e importanza in questo senso che assume la professione infermieristica. È stato anche affrontato anche il tema della Giornata nazionale dei professionisti sanitari, sociosanitari, socioassistenziali e del volontariato sulla quale la presidente del Senato ha voluto sottolineare l’importanza.

 

“Siamo grati alla Senatrice Casellati – ha detto Barbara Mangiacavalli – per le parole di elogio e vicinanza alla nostra professione e per la consapevolezza dimostrata nel considerare fondamentale e in continua crescita la professione infermieristica dal punto di vista clinico-assistenziale, sociale e di prossimità con i cittadini”.

 

Per approfondimenti: https://www.fnopi.it/2020/07/28/casellati-mangiacavalli-aceti_incontro-senato/

 

 

“Oggi più di ieri, le liste di attesa sono un’emergenza sulla quale concentrare subito l’attenzione e gli sforzi di tutti”. Lo afferma il portavoce della Fnopi Tonino Aceti, secondo cui “oggi a differenza di ieri dobbiamo fare i conti anche con uno tsunami di prestazioni che durante il lockdown sono state sospese e che ancora oggi attendono una risposta”.

 

“Una mole di prestazioni che va ad aggiungersi a quelle che ordinariamente si stanno prenotando in questi giorni e in queste ore, in un’organizzazione e in un contesto rallentato che deve continuare necessariamente a fare i conti con il Covid, e quindi con le misure necessarie per prevenire il contagio e con limiti strutturali. E i tempi di attesa inevitabilmente si allungano, considerando anche gli effetti del classico rallentamento dovuto alla pausa estiva”.

 

Second Aceti, “la prima azione da mettere in campo è quella di fare subito chiarezza sui numeri, attraverso un puntuale dimensionamento a livello nazionale del fenomeno delle prestazioni sospese durante il lockdown e degli attuali tempi di attesa, garantendone la massima trasparenza in termini di accesso alle informazioni, innanzitutto per i cittadini.

 

Serve inoltre un Piano nazionale di “rientro” sulle liste di attesa per il recupero dell’arretrato, condiviso tra livello centrale e regionale, in grado di supportare, orientare e accompagnare in modo unitario le Regioni attraverso la definizione di strategie, azioni, risorse economiche, tempistiche precise e un sistema stringente di monitoraggio rispetto alla sua implementazione e ai suoi effetti. Così forse, si riuscirà a far uscire dall’angolo in tempi rapidi e precisi tutte le Regioni, quelle che si sono già portate più avanti e quelle che sono più indietro”.

 

Per approfondimenti: https://www.fnopi.it/2020/07/20/liste-attesa-piano-rientro-effetto-covid/

“La terapia per rilanciare i servizi sanitari territoriali, per farli diventare davvero il secondo pilastro del Servizio sanitario nazionale, è stata approvata da Governo e Regioni appena quattro mesi fa e si chiamaPatto per la Salute 2019-2021.Così il Ssn ha introdotto su tutto il territorio l’infermiere di famiglia e di comunità”. Lo afferma il portavoce della Fnopi Tonino Aceti, secondo cui “i patti si rispettano”.

 

“All’emergenza per i pazienti Covid, oggi si aggiunge anche quella dei pazienti non-Covid con fragilità (cronici, non autosufficienti), i quali per circa due mesi hanno fatto i conti con un vero e proprio congelamento dei servizi socio-sanitari territoriali, già carenti, a partire da quelli domiciliari, che sono fondamentali per la prevenzione e gestione delle complicanze. E la prospettiva, in assenza di interventi immediati e massici, rischia decisamente di non essere all’altezza dei bisogni reali dei pazienti”.

 

“Nel cosiddetto Decreto Aprile gli infermieri si aspettano un potenziamento del territorio che punti sulla loro professione, attraverso l’attuazione delle misure contenute nel Patto per la Salute e la messa a terra su tutto il territorio nazionale dell’infermiere di famiglia e di comunità. Tutto questo è possibile mettendo sul piatto risorse concrete in grado di superare l’attuale carenza di infermieri sul territorio, pari a 30mila unità. No alle nozze con i fichi secchi” conclude Aceti.

 

Per approfondimenti:

https://www.fnopi.it/2020/04/26/fase2-infermiere-di-famiglia-territorio/

L’infermiere di famiglia e di comunità sarà la figura centrale per garantire l’assistenza, la coesione sociale e il contrasto alle disuguaglianze di salute nelle zone montane e le isole minori, le cosiddette “aree interne”. È quanto è emerso nel corso di un incontro avvenuto lo scorso 6 novembre a Roma tra la Fnopi (rappresentata dalla vicepresidente Ausilia Pulimeno e dal portavoce Tonino Aceti e dal capo gabinetto del ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Francesco Rana.

 

Il rappresentante del ministro ha inoltre chiesto alla Federazione di lavorare assieme per definire la legge quadro sull’autonomia differenziata. Rana ha esplicitamente chiesto alla Fnopi di dare un supporto attivo al ministero nella predisposizione della legge quadro, proposta condivisa dalla Fnopi che ha sottolineato l’importanza di garantire universalità, solidarietà ed equità nell’assistenza.

 

Per quanto riguarda le “aree interne”, si tratta della cura di oltre un terzo del territorio italiano (le zone montane coprono il 35,2 per cento e le isole minori l’uno per cento del territorio nazionale), per le qualiil disegno di legge di bilancio 2020 ha previsto un finanziamento extra di 60 milioni per il 2020 e di 70 milioni per ciascuno degli anni successivi che si aggiungono al Fondo attuale. Per consentirlo, è necessario che la presenza di questo nuovo modello di assistenza sia introdotto in modo omogeneo nel Patto per la salute che le Regioni stanno disegnando con il ministero della Salute.

 

È dunque importante che nel Patto per la salute sia presente la figura dell’infermiere di famiglia e di comunità, così come già lo è in molte Regioni italiane e come è stato disegnato a livello internazionale, Oms in testa. Argomento che il Capo Gabinetto degli Affari regionali ha giudicato rilevante, offrendo disponibilità ad un percorso di collaborazione.

 

Per approfondimenti:

http://www.fnopi.it/attualita/incontro-fnopi-affari-regionali-infermiere-di-famiglia-pivot-per-le-aree-interne-id2774.htm

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