OPI | Ordine delle Professioni infermieristiche Cagliari

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L’89,6 per cento degli infermieri è stato vittima di violenza fisica/verbale/telefonica o di molestie sessuali da parte dell’utenza sui luoghi di lavoro.Per non parlare di quante volte gli infermieri sono oggetto di violenze verbali (urla, offese, insulti, minacce, ecc.): nel 26,6 per cento dei casi è capitato più di 15 volte, ma nel 35,7 per cento tra 4 e 15 volte e nel 31,9 per cento dei casi da una a tre volte.

 

Il dato allarmante lo ha elaborato il Dipartimento di Biomedicina e Prevenzione dell’Università di Tor Vergata di Roma e mette in evidenza la necessità assoluta di un intervento che blocchi il fenomeno sempre più diffuso delle aggressioni.

 

Per questo la Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche, assieme alla FnomCeo, la Federazione nazionale degli Ordini dei medici, offrono gratis ai loro iscritti corsi Fad (formazione a distanza) specifici che si basano su interventi di comunicazione verbale e non, con l’obiettivo di diminuire tensione e aggressività nella relazione interpersonale. Non solo: chi concluderà il corso avrà numerosi crediti ECM.

 

Il progetto si chiama “C.A.R.E. (Consapevolezza, Ascolto, Riconoscimento, Empatia) – Prevenire, riconoscere, disinnescare l’aggressività e la violenza contro gli operatori della salute” ed è composto di dodici sezioni; per ogni sezione sono previste alcune attività obbligatorie: uno o più video relativi ad argomenti specifici; la consultazione dei testi dei video; un questionario di valutazione ECM con domande a risposta multipla che sondano le conoscenze acquisite.

 

Guarda il video di presentazione del corso:

Che cos'è il progetto C.A.R.E e cos'è la de-escalation? Ecco in esclusiva il video di presentazione del corso gratuito di formazione Ecm a distanza tenuto dal professor Picozzi a infermieri e medici sul tema della violenza contro gli operatori sanitari.Per maggiori dettagli consulta il nostro portale https://bit.ly/2KVCN1P

Pubblicato da Federazione Nazionale Infermieri su Mercoledì 3 luglio 2019

 

Il responsabile-realizzatore dei corsi è il professor Massimo Picozzi, psichiatra, criminologo e scrittore, docente per la Polizia di Stato e per l’Arma dei Carabinieri, responsabile del laboratorio di “Comunicazione non verbale e gestione dei conflitti” presso l’Università Iulm di Milano.

 

“La nostra professione – ha commentato la presidente della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche Barbara Mangiacavalli – ha come scopo il rapporto coi pazienti. Ed è altrettanto essenziale che i cittadini, spesso sopraffatti dalla tensione e dalle paure che generano i problemi di salute, purtroppo il più delle volte anche gravi, comprendano che i nostri professionisti lavorano per loro e per il loro bene e non li aggrediscano, ma li mettano nelle condizioni di dare il meglio di sé per poterli davvero aiutare”.

 

L’accessibilità al corso per infermieri e medici è prevista accedendo ai corsi dai rispettivi portali istituzionali.

 

Per ulteriori informazioni: http://www.fnopi.it/attualita/aggressioni-infermieri-e-medici-imparano-a-evitarle-partono-i-corsi-del-progetto-care-id2695.htm

 

C’è anche la nostra regione tra le cinque che non hanno ancora recepito il Piano nazionale Cronicità, approvato tre anni fa e che, attraverso uno specifico accordo Stato-Regioni, valorizza e dà centralità alla professione infermieristica, richiamandola esplicitamente ben trentasei volte all’interno del testo. A presentare alla stampa i dati del monitoraggio è stato il portavoce del FNOPI Tonino Aceti, secondo cui sono ancora troppe le differenze tra le Regioni oltre che nei tempi, anche nei modi di recepimento.

 

Insieme alla Sardegna, non hanno al momento neanche recepito formalmente il Piano Cronicità le Regioni Campania, Basilicata, Friuli Venezia Giulia e Sicilia. “Del resto, purtroppo, la mancata/ritardata attuazione e/o l’attuazione a macchia di leopardo da parte delle Regioni, di leggi e/o atti di programmazione sanitaria nazionale già approvati, continua a rappresentare una tra le principali criticità dell’attuale governance del Servizio Sanitario Pubblico, che contribuisce a minare la fiducia dei cittadini nelle Istituzioni e ad aumentare le attuali disuguaglianze che già esistono tra le Regioni” spiega Aceti.

 

Eppure si stima che nel 2020 le malattie croniche rappresenteranno l’80 per cento di tutte le patologie nel mondo, impegnando il 70-80 per cento delle risorse sanitarie a livello globale. In Europa sono le malattie croniche responsabili dell’86 per cento di tutti i decessi e di una spesa sanitaria annua valutabile in 700 miliardi di euro. Solo in Italia nel 2017 erano 24 milioni le persone ne soffrivano, per una spesa complessiva di quasi 67 miliardi di euro.

 

A tutto questo si aggiungono anche le pesanti carenze di personale, con particolare riguardo a quello infermieristico. Tra carenze ordinarie e straordinarie di Quota 100 e pensionamenti ordinari, in Sardegna mancheranno presto ben 2.740 infermieri.

 

Alla luce di tutto per FNOPI è prioritario rafforzare il ruolo del Ministero della Salute di verifica dei Lea (e relativo intervento quando necessario) nei confronti delle Regioni, riconoscere il recepimento e l’attuazione sostanziale del Piano Nazionale delle Cronicità da parte delle Regioni come vero e proprio “adempimento Lea”, valorizzare e mettere a sistema su tutto il territorio nazionale la figura dell’infermiere di famiglia e di comunità, approvare un provvedimento nazionale che definisca gli standard qualitativi, strutturali, tecnologici dei servizi sanitari territoriali da garantire a tutti i cittadini in tutte le aree del Paese, e garantire gli incrementi del Fondo Sanitario Nazionale per gli anni 2020 e 2021 così come previsto nell’ultima Legge di Bilancio, e accelerare sul nuovo Patto per la Salute.

 

Per approfondimenti: http://www.fnopi.it/attualita/piano-cronicita-manca-in-5-regioni-oltre-20-mesi-medi-per-recepirlo-troppe-differenze-territoriali-id2693.htm

 

 

 

 

L’infermiere di famiglia sarà presto realtà. Non solo: gli infermieri avranno un ruolo fondamentale nella nuova organizzazione che garantirà l’aggiornamento degli standard di assistenza sul territorio. È quanto è emerso dalla maratona sul Patto per la Salute, l’iniziativa voluta dalla ministra  che lo scorso 8 luglio ha incontrato il Fnopi. A rappresentare la Federazione c’era Nicola Draoli, componente del Comitato centrale della Federazione e presidente dell’Ordine di Grosseto.

 

Il Patto per la Salute è il documento che farà da base all’organizzazione sanitaria del prossimo triennio e che valorizza il ruolo degli infermieri: dall’infermiere di famiglia, in grado di soddisfare i bisogni emergenti e sempre maggiori di cronici e non autosufficienti, fino alla valorizzazione dell’infermiere in attività e competenze dove oggi è presente, ma che non si sono potute sviluppare in modo omogeneo su tutto il territorio, come nell’emergenza-urgenza.

 

L’infermiere di famiglia è uno dei molteplici e importanti esempi delle competenze sviluppate dalla professione, ma ce ne sono molte altre anche riguardo all’assistenza ospedaliera e nell’emergenza urgenza. Proprio per questo FNOPI auspica che il nuovo Patto per la Salute sia volano per lo sviluppo e la valorizzazione delle competenze professionali degli infermieri.

 

“Il futuro del benessere dei cittadini passa dall’implementazione dell’assistenza infermieristica, soprattutto quella di famiglia e comunità, ben integrata in équipe ampie con i medici di medicina generale, a casa delle persone. Non possiamo più aspettare e questo Patto è la nostra più grande opportunità di farci trovare preparati ai bisogni reali delle persone” ha detto Draoli.

 

Maggiori informazioni al link http://www.fnopi.it/attualita/fnopi-alla-maratona-sul-patto-salute-infermiere-di-famiglia-e-maggiori-competenze-in-pole-id2699.htm

 

 

Per gli infermieri indossare e dismettere la divisa di lavoro (camice, mascherina protettiva e così via) rappresenta un’attività obbligatoria, accessoria e propedeutica alla prestazione di lavoro. Quindi si tratta di attività dovuta “per ragioni di igiene”, da effettuarsi negli stessi ambienti dell’Azienda e non a casa, prima dell’entrata e dopo l’uscita dai relativi reparti, rispettivamente, prima e dopo i relativi turni di lavoro, ed è per questo motivo che fa parte dell’orario di lavoro e come tale va retribuita.

 

A mettere la parola fine all’annosa vicenda è ora la Cassazione, con una sentenza (la 17635/2019) che è intervenuta sul contenzioso sorto tra alcuni infermieri e una Asl abruzzese in relazione al riconoscimento del diritto alla retribuzione del tempo impiegato per indossare e dismettere la divisa, già riconosciuto dal Tribunale.

 

La Cassazione ha così confermato la decisione dei giudici di primo grado, puntualizzando che “si tratta di attività che non sono svolte nell’interesse dell’Azienda, ma dell’igiene pubblica e come tali devono ritenersi autorizzate da parte dell’Azienda stessa”.

 

“Inoltre, per il lavoro all’interno delle strutture sanitarie, il tempo di vestizione e svestizione dà diritto alla retribuzione, essendo l’obbligo imposto dalle esigenze di sicurezza e igiene che riguardano sia la gestione del servizio pubblico sia la stessa incolumità del personale addetto”.

 

Per ulteriori approfondimenti e per leggere la sentenza: http://www.quotidianosanita.it/lavoro-e-professioni/articolo.php?articolo_id=75543