OPI | Ordine delle Professioni infermieristiche Cagliari

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PEC – Posta Elettronica Certificata

OBBLIGO DI COMUNICAZIONE DELLA PEC ALL’ORDINE
decreto Semplificazioni
(D.L. 16 luglio 2020, n. 76)

 

Ai sensi della vigente normativa, l’OPI di Cagliari invita tutti gli Iscritti a comunicare sollecitamente il proprio domicilio digitale (indirizzo PEC) anche personale, inviando una e-mail con il proprio indirizzo PEC a cagliari@cert.ordine-opi.it, qualora non l’avessero già fatto.

Laddove l’Iscritto non avesse un indirizzo PEC personale e volesse usufruire di quello messo a disposizione gratuitamente dall’OPI di Cagliari, è possibile attivarlo inviando l’apposito modulo e allegando copia del documento d’identità e della tessera sanitaria fronte-retro a: attivazionepec@opicagliari.it

Nella mail andranno indicati:

  • cognome nome
  • codice fiscale
  • recapito cellulare

Successivamente si riceveranno per e-mail le istruzioni per l’attivazione del suo nuovo indirizzo PEC.

 

Richiesta PEC OPI CA

Gli infermieri sono pronti a collaborare con i farmacisti nel caso in cui si decidesse di somministrare i vaccini anti influenzali direttamente nelle farmacie. Per la presidente della Fnopi Barbara Mangiacavalli “la partnership dovrebbe diventare subito un modello organizzativo nazionale. Del resto questa collaborazione è già prevista sulla carta dalla farmacia dei servizi”.

 

Per Mangiacavalli infatti la possibilità di semplificare la vaccinazione eseguendola direttamente nelle farmacie dove il cittadino può trovare i vaccini c’è, applicando una norma esistente e senza nessun tipo di sconfinamento tra professioni.

 

“Non vedo che motivo possa esserci – prosegue – per non rendere operativa questa sinergia tra professioni sanitarie e fare in modo che anche qui il cittadino possa essere vaccinato da un professionista sanitario abilitato a farlo, a partire dall’infermiere”.

 

“In questo senso – conclude – chiediamo un intervento di Governo e Regioni affinché infermieri, medici e farmacisti possano essere messi nelle immediate condizioni di erogare il miglior servizio possibile e nei tempi più brevi a tutti i cittadini”.

 

 

Per approfondimenti: https://www.fnopi.it/2020/10/03/vaccinazione-farmacia-infermieri/

L’Istituto Superiore di Sanità ha stilato un rapporto nel quale delinea quattro scenari possibili in merito alla diffusione del Covid 19 nel nostro paese e ai relativi interventi da adottare. Il documento presenta le misure di prevenzione e risposta all’emergenza in base ai possibili scenari evolutivi della pandemia, con quattro ipotetici scenari cui corrispondono diversi livelli di rischio e conseguenti misure che possono portare nel peggiore dei casi ad un nuovo lockdown nazionale.

 

Il documento si intitola “Prevenzione e risposta a Covid-19: evoluzione della strategia e pianificazione nella fase di transizione per il periodo autunno-invernale”.

 

SCENARIO 1
Situazione di trasmissione localizzata (focolai) sostanzialmente invariata rispetto al periodo luglio-agosto 2020, con Rt regionali sopra soglia per periodi limitati (inferiore a 1 mese) e bassa incidenza, nel caso in cui la trasmissibilità non aumenti sistematicamente all’inizio dell’autunno, le scuole abbiano un impatto modesto sulla trasmissibilità e i sistemi sanitari regionali riescano a tracciare e tenere sotto controllo i nuovi focolai, inclusi quelli scolastici.

 

SCENARIO 2
Situazione di trasmissibilità sostenuta e diffusa ma gestibile dal sistema sanitario nel breve-medio periodo, con valori di Rt regionali sistematicamente e significativamente compresi tra Rt=1 e Rt=1,25 nel caso in cui non si riesca a tenere completamente traccia dei nuovi focolai, inclusi quelli scolastici, ma si riesca comunque a limitare di molto il potenziale di trasmissione di SARS-CoV-2 con misure di contenimento/mitigazione ordinarie e straordinarie. crescita del numero di casi potrebbe però essere relativamente lenta, senza comportare un rilevante sovraccarico dei servizi assistenziali per almeno 2-4 mesi.

 

SCENARIO 3
Situazione di trasmissibilità sostenuta e diffusa con rischi di tenuta del sistema sanitario nel medio periodo, con valori di Rt regionali sistematicamente e significativamente compresi tra Rt=1,25 e Rt=1,5, e in cui si riesca a limitare solo modestamente il potenziale di trasmissione di SARS-CoV-2 con misure di contenimento/mitigazione ordinarie e straordinarie. La crescita del numero di casi potrebbe comportare un sovraccarico dei servizi assistenziali entro 2-3 mesi. È però importante osservare che qualora l’epidemia dovesse diffondersi prevalentemente tra le classi di età più giovani, come osservato nel periodo luglio-agosto 2020, e si riuscisse a proteggere le categorie più fragili (es. gli anziani), il margine di tempo entro cui intervenire potrebbe essere maggiore.

 

SCENARIO 4
Situazione di trasmissibilità non controllata con criticità nella tenuta del sistema sanitario nel breve periodo, con valori di Rt regionali sistematicamente e significativamente maggiori di 1,5 (ovvero con stime IC95% di Rt maggiore di 1,5). Uno scenario di questo tipo potrebbe portare rapidamente a una numerosità di casi elevata e chiari segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali, senza la possibilità di tracciare l’origine dei nuovi casi. La crescita del numero di casi potrebbe comportare un sovraccarico dei servizi assistenziali entro 1-1,5 mesi, a meno che l’epidemia non si diffonda prevalentemente tra le classi di età più giovani, come osservato nel periodo luglio-agosto 2020, e si riuscisse a proteggere le categorie più fragili (es. gli anziani). A questo proposito, si rimarca che appare piuttosto improbabile riuscire a proteggere le categorie più fragili in presenza di un’epidemia caratterizzata da questi valori di trasmissibilità.

 

A QUESTO LINK IL DOCUMENTO INTEGRALE

 

 

Per approfondimenti: https://www.fnopi.it/2020/10/12/documento-salute-e-iss-quattro-scenari-contrasto-covid/

Infermieri e medici devono potersi attenere ai loro codici deontologici e la proposta di legge all’esame della Camera sul rifiuto di trattamenti sanitari e liceità dell’eutanasia deve tenerne conto. È quanto hanno affermato i rappresentanti della Fnopi nel corso dell’audizione alle Commissioni riunite Giustizia e Affari sociali della Camera sulla sentenza 242/2019 della Corte costituzionale nell’ambito dell’esame della proposta di legge.

 

La Corte Costituzionale, colmando un vuoto normativo che si è creato dopo l’approvazione della legge 219/2017 sulle Disposizioni Anticipate di Trattamento, afferma che sta alla coscienza del sanitario esaudire o no, in questo caso estremo, la volontà del malato e dichiara l’incostituzionalità dell’articolo 580 del Codice penale nella parte in cui non esclude la punibilità di chi agevola il proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formato, di una persona tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetta da una patologia irreversibile, fonte di intollerabili sofferenze fisiche o psicologiche, ma che resta pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli.

 

Secondo il Codice deontologico degli infermieri – come hanno spiegato all’audizione Cosimo Cicia, componente del Comitato centrale della Federazione e Aurelio Filippini, Presidente Opi Varese ed esperto di Bioetica – non è accettazione passiva dell’esplicitazione di un diritto di scelta legato all’intima conoscenza della persona assistita rispetto alla proporzionalità delle cure che affronta, ma una attiva vicinanza professionale e accompagnamento per collaborare a chiarire e definire al meglio il percorso di vita che porta alla sua fine, definendolo come percorso di cura, all’interno della pianificazione condivisa.

 

“Si ritiene opportuno – hanno concluso i rappresentanti della Fnopi – che venga inserito nella legge in corso di elaborazione un riferimento ai Codici deontologici di infermieri e dei medici, che potrebbe costituire una validazione della natura normativa integrata che essi recano in sé e della necessità che i professionisti della sanità possano, con evidenza, coerenza e chiarezza, adempiere linearmente sia ai doveri giuridici derivanti dalle norme statali sia ai doveri deontologici”.

 

Per approfondimenti: https://www.fnopi.it/2020/10/08/infermieri-audizione-camera-eutanasia/