OPI | Ordine delle Professioni infermieristiche Cagliari

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Lo scorso 8 settembre 77.205 giovani hanno affrontato i test di ammissione alle ventidue professioni sanitarie (infermiere, fisioterapista, logopedista, dietologo, tecnico di radiologia ecc.). Di questi, 25.192 hanno scelto la professione di infermiere e infermiere pediatrico: il 33 per cento del totale.

 

“La nostra professione è in controtendenza e registra un aumento delle domande per i test del +7,5 per cento per infermiere e del +4,6 per infermiere pediatrico. È l’effetto Covid”, spiegano la presidente della Fnopi Barbara Mangiacavalli.

 

“I giovani, nella gravità della pandemia, si sono resi conto di cosa fanno e di chi sono gli infermieri – sottolinea Mangiacavalli – e nonostante sia ormai noto che la professione è sotto organici e sottopagata, si sono resi conto anche della preparazione clinica e umana e hanno scelto di essere vicini a chi soffre, hanno optato per quella prossimità con le persone che è la prima caratteristica della nostra professione”.

 

“Sicuramente molti giovani che hanno presentato la domanda per i test lo sanno e vogliono proprio questo: aiutare ed essere più vicini possibile a chi soffre. Auguri – conclude la presidente Fnopi – a tutti coloro i quali domani si impegneranno per entrare a far parte della nostra professione, con una certezza: sia la Federazione che i cittadini hanno sicuramente bisogno di voi”.

 

Per approfondimenti: https://www.fnopi.it/2020/09/07/test-ammissione-universita-infermieri/

 

L’Istituto Superiore di Sanità ha redatto un nuovo rapporto sulla prevenzione e il controllo dell’infezioni da Covid 19 in strutture residenziali sociosanitarie e socioassistenziali. Rispetto alla versione di aprile, la nuova comprende anche, tra le strutture residenziali, le strutture socioassistenziali in ambito territoriale, e dà indicazioni per la gestione della riapertura alle visite previste dagli aggiornamenti normativi e per l’uso delle mascherine chirurgiche da parte dello staff assistenziale Rsa in tutta la struttura. Contiene inoltre raccomandazioni per la ripresa delle attività di gruppo mantenendo un adeguato livello di sicurezza.

 

Ad esempio, nei casi sospetti/probabili/confermati Covid-19 occorre contattare i soggetti individuati come riferimento per la gestione del percorso assistenziale, ed attivare in particolare le Usca, che si avvalgono della consulenza/collaborazione di infermieri, infettivologi e di altri specialisti (ad es. internista, geriatra, pneumologo, ecc.). I protocolli saranno quelli emanati dalle direzioni delle aziende sanitarie e prontamente recepiti dal responsabile sanitario delle strutture.

 

Inoltre, deve essere garantita laddove siano presenti ospiti Covid-19 sospetti o accertati (anche in attesa di trasferimento) la presenza di infermieri 7/24 e supporto medico.

 

A QUESTO LINK IL RAPPORTO COMPLETO

 

Per approfondimenti: https://www.fnopi.it/2020/09/04/covid-rsa-rapporto-iss/

 

 

Il ministero della Salute ha inviato a tutti i componenti della task force sul Coronavirus quattro scenari per i mesi autunnali e altrettante azioni possibili con le indicazioni per il livello centrale e le Regioni.

 

Gli scenari, in termini di impatto sul sistema sanitario, dipenderanno molto da alcune incognite, quali la trasmissibilità del virus a fine estate, la sua trasmissibilità nelle scuole, il grado di accettazione delle misure igienico-sanitarie e comportamentali per la prevenzione della trasmissione del virus da parte della popolazione generale, e la capacità di risposta dei sistemi di prevenzione e controllo.

 

Un altro aspetto importante da considerare secondo il documento riguarda l’età media dei casi. Recentemente è stata osservata un’importante decrescita dell’età media, con relativamente poche nuove ospedalizzazioni da Covid 19. Non è al momento chiaro, secondo il ministero e l’Iss, se questo è un fenomeno che può protrarsi nel tempo o è semplicemente dovuto al basso livello di circolazione attuale, che permette di mantenere protette le categorie a rischio, ad esempio gli anziani.

 

Alla luce di queste incognite, i possibili scenari nelle diverse regioni che si prospettano per l’autunno possono essere così schematizzati.

 

1 – Situazione di trasmissione localizzata (focolai) sostanzialmente invariata rispetto ad oggi, con Rt regionali sopra soglia per periodi limitati (inferiore a 1 mese) e bassa incidenza.

 

2 – Situazione di trasmissibilità sostenuta e diffusa ma gestibile dal sistema sanitario, con valori di Rt regionali sistematicamente e significativamente compresi tra Rt=1 e Rt=1.25, nel caso in cui non si riesca a tenere completamente traccia dei nuovi focolai, inclusi quelli scolastici, ma si riesca comunque a limitare di molto il potenziale di trasmissione con misure di contenimento/mitigazione straordinarie già utilizzate con successo nelle prime fasi.

 

3 – Situazione di trasmissibilità sostenuta e diffusa con rischi di tenuta del sistema sanitario, con valori di Rt regionali sistematicamente e significativamente compresi tra Rt=1.25 e Rt=1.5 ed in cui si riesca a limitare solo modestamente il potenziale di trasmissione.

 

4 – Situazione di trasmissibilità non controllata con criticità nella tenuta del sistema sanitario, con valori di Rt regionali sistematicamente e significativamente maggiori di 1.5 nel suo intervallo di confidenza inferiore per periodi lunghi (almeno 1 mese). Anche se una epidemia con queste caratteristiche porterebbe a misure di mitigazione e contenimento più aggressive nei territori interessati, uno scenario di questo tipo potrebbe portare rapidamente a una numerosità di casi elevata e chiari segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali, senza la possibilità di tracciare l’origine dei nuovi casi. A questo proposito, verranno valutate anche le misure già adottate con successo nella fase più intensa dell’epidemia, proporzionate alla gravità della situazione contingente.

 

Per approfondimenti: https://www.fnopi.it/2020/08/11/autunno-e-covid-19-i-quattro-scenari-di-salute-e-iss/

 

La riapertura delle scuole è una priorità assoluta ma deve avvenire con una organizzazione in grado di prevenire e assistere eventuali problemi degli alunni che riprenderanno le lezioni a settembre, siano essi legati alla pandemia o no. E per farlo il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) ha messo a punto un documento con precise indicazioni valide per tutti e che prevede anche l’utilizzo di infermieri scolastici.

 

Secondo il documento, lo staff delle scuole deve includere queste figure professionali che non servono solo alla prevenzione di Covid 19, ma anche al controllo dei bambini con problemi di cronicità, diabetici, asmatici, epilettici ecc., compito questo che fa già parte delle caratteristiche proprie della professione infermieristica a cui si aggiunge ora la indispensabile tutela della salute nella pandemia.

 

Per il Centro, se una scuola è servita da un professionista sanitario (e fa l’esempio proprio dell’infermiere scolastico), questo dovrebbe avere accesso a dispositivi di protezione individuale appropriati e aver ricevuto formazione per il loro uso rispetto a sintomi compatibili con Covid 19.

 

“Il riorientamento dell’offerta assistenziale per garantire efficaci strategie preventive e pro-attive deve garantire la continuità assistenziale” spiega la presidente Fnopi Barbara Mangiacavalli. “L’equilibrio si ottiene definendo nuove regole organizzative e delineando attitudini professionali, competenze trasversali degli attori del sistema”.

 

“Come Federazione siamo a disposizione di Governo e Regioni per disegnare nuovi modelli di assistenza che vadano in questo senso e che garantiscano, grazie all’uso appropriato di tutte le professionalità, la salute e la prevenzione ai cittadini” conclude Mangiacavalli.

 

Per approfondimenti e per scaricare il documento“ Covid 19 nei bambini e ruolo degli ambienti scolastici nella trasmissione di Covid 19”: https://www.fnopi.it/2020/08/20/scuole-riapertura-infermiere-scolastico/