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118, per la Fnopi la riforma così non va: “Servono interventi strutturali”

Non piace alla Fnopi il disegno di legge 1715 che riforma il servizio 118: troppe deroghe sugli ambiti di operatività e sui tempi di intervento rispetto al decreto ministeriale sugli standard ospedalieri. Non solo: è economicamente sconveniente prevedere per le centrali operative un livello provinciale senza una valutazione accurata delle caratteristiche del territorio, mentre gli standard definiti non sono chiari. Citano i 60 mila abitanti ogni mezzo di soccorso avanzato già citati dal decreto ministeriale e ne inseriscono 100 mila per le aree urbane, ma soprattutto definiscono come mezzo di soccorso avanzato quello medico-infermieristico, oggi utilizzato nel 5 per cento dei casi.

 

“Pensiamo – spiega la presidente fnopi Barbara Mangiacavalli – che una riforma di questa portata, su un argomento così centrale per l’assistenza che deve essere garantita ai cittadini, dovrebbe guardare di più ai loro bisogni, meno ad altre tipologie di interesse che nulla hanno a che vedere con questi ed essere il frutto di una totale convergenza di tutti gli attori coinvolti”.

 

“È l’impianto generale del ddl che dal nostro punto di vista merita un ripensamento strutturale – afferma Mangiacavalli – perché intravediamo un ritorno al passato, ampiamente superato dai fatti, dai dati, dall’evoluzione anche formativa della nostra professione, dalle innovazioni che servono al nostro Servizio sanitario nazionale per rispondere sempre meglio ai bisogni dei cittadini, che sono il vero faro al quale dobbiamo guardare tutti. Invece notiamo una particolare attenzione ai contenitori, meno sui contenuti, che invece guardano troppo al passato”.

 

Per  Nicola Draoli, componente del Comitato centrale Fnopi che ha rappresentato la Federazione nell’audizione sul Ddl in Commissione Igiene e Sanità al Senato “le prestazioni del Sistema 118 non devono essere necessariamente medicalizzate, né si può ipotizzare una qualunque penalizzazione di ruolo e di capacità professionale per la figura dell’infermiere. A ciascuno il suo ruolo e la sua professionalità, secondo meccanismi e interazioni virtuose che riconoscano il ruolo, la funzione e la crescita professionale delle famiglie professionali, anche considerando le prerogative proprie dell’una e dell’altra professione”.

 

Per approfondimenti: https://www.fnopi.it/2020/09/09/118-riforma-audizione-fnopi/

 

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